MA GLI ANARCHICI VIVONO NELLE RISERVE?

(Dalla Locomotiva n. 9)

Appunti e riflessioni da un viaggio a Carrara

Se l’anarchia diventasse uno stato, la sua capitale sarebbe di certo Carrara, se si tramutasse in una religione la sua città santa sarebbe Carrara.

Fortunatamente l’anarchia non è nessuna di queste cose e, allo stesso modo, Carrara è quella che è: una città la cui storia è legata a doppio filo a quella del movimento anarchico e dei ribelli di tante generazioni.

Per molti è semplicemente una meta turistica, capace indubbiamente di regalare paesaggi mozzafiato e prelibatezze enogastronomiche. Per chi conosce la storia del movimento anarchico, invece, visitare quei luoghi è emozionante per quanto sono intrisi di esperienze libertarie e di ribellione e per come si incontrino ad ogni angolo, nelle piazze, affissi ai muri, in targhe e monumenti celebrativi, riconoscimenti agli anarchici e ad un popolo che ha saputo gestirsi da sé quando i governanti di turno pensavano a sfruttarlo.
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Si parte dal cimitero, con l’imponente lapide a ricordo di Gaetano Bresci, appena fuori dal muro di cinta e ben visibile dalla strada. Al suo interno si trova la sezione dove riposano gli anarchici: Pinelli, Lucetti, Fiaschi e tantissimi altri che, dopo vite passate a fianco degli oppressi e a lottare per un mondo diverso, in cui la parola giustizia sia sempre accompagnata da uguaglianza, qui lasciano un ricordo perenne alle generazioni future.
Proseguendo in città sono tantissimi i luoghi di interesse. I vari circoli tuttora attivi, tra cui il circolo Malatesta di Gragnana, considerato il primo circolo anarchico in italia, il circolo Fiaschi, che accoglie una grande biblioteca ricca di testi d’epoca, il Germinal all’interno del teatro politeama, la sede della tipografia anarchica.

Il centro storico è costellato di lapidi e monumenti a ricordo delle lotte, degli scioperi e delle persone che le portarono avanti. Dal grande monumento dedicato all’ottenimento delle 8 ore di lavoro per i cavatori, alla piazza la cui pavimentazione fu ricostruita durante uno sciopero dagli stessi dimostranti.

Per quanto trovare luoghi simili al mondo, per concentrazione di testimonianze e riconoscimenti storici, sia una cosa pressochè impossibile, sorge spontanea la domanda se gli anarchici a Carrara mantengano ancora oggi un ruolo decisivo nella vita della città e non solo, come accadeva in passato.

Partendo dal presupposto che da qualche anno a questa parte, a livello italiano e non solo, non si possa più parlare di un vero e proprio “movimento anarchico” in quanto le separazioni tra le varie correnti sono più che nette, e all’interno delle stesse si trovano separazioni tra gruppi, per motivi più o meno ideologici, così anche una città relativamente piccola ma ricca di storia libertaria come Carrara non è esente dall’avere tanti circoli e luoghi di aggregazione separati tra loro e a volte in netto contrasto.

Questo non si traduce in un’assenza totale di attività: basti pensare che, giusto un anno fa, in Carrara1seguito all’alluvione che colpì Carrara i cittadini esasperati da una gestione del territorio che, come troppo spesso accade, guarda al profitto senza pensare alle conseguenze drammatiche delle proprie azioni, portarono avanti per qualche mese l’occupazione del consiglio comunale bloccandone i lavori e intervenendo direttamente nelle decisioni.
Se situazioni analoghe vedono la partecipazione attiva di gruppi e individualità anarchiche, si assiste comunque, nostro malgrado, ad una “atomizzazione” del movimento per cui ogni istanza viene spesso portata avanti in maniera scollegata, senza una visione di insieme.
Il discorso si può riportare comodamente al resto d’italia e forse anche oltre.

Se una parte del “movimento” è sempre partecipe e attenta alle lotte quotidiane, sul lavoro, sull’ecologia, su l diritto alla casa ecc., esiste comunque una componente che rischia fortemente la “musealizzazione”, il fossilizzarsi cioè su conquiste, personaggi e storie passate, rimanendo indietro su quelle odierne.

Questo non vuol dire che sia inutile ribadire e ricollegarsi ad una storia che ha lasciato segni Carrara3ovunque nel paese in cui viviamo ma che viene scarsamente riconosciuta e troppo spesso insabbiata da chi la storia la scrive.

È importante, comunque, prestare attenzione al rischio di essere messi in una teca, perché lì non possiamo di certo muoverci contro gli sfruttatori, i padroni e chi promuove l’autorità come soluzione a tutti i mali. Questo rischio è più che mai reale e la conferma la si trova nel fatto che, in certi frangenti e in maniera del tutto parziale, il patrimonio culturale degli anarchici viene riconosciuto anche a livello istituzionale, ma sempre con la postilla che sono storie passate e che ormai, gli anarchici, sono in via di estinzione.

Ovviamente questo è ciò che vuole esprimere il titolo provocatorio di quest’articolo.
Rischiamo davvero di essere rinchiusi in delle riserve? Esistono casi in cui ci vengono concessi spazi (non solo fisici ma anche filosofici e culturali) solo per confinarci? Esistono anarchici e anarchiche che questi spazi li abitano anche inconsapevolmente ma fin troppo comodamente?

Sono domande che, forse, dovremmo farci collettivamente. In un momento storico come questo, rifi utare di essere rinchiusi e ghettizzati e combattere allo stesso tempo la tendenza ad autoescludersi per “preservare l’idea” è di vitale importanza. Gli anarchici e le anarchiche hanno sempre avuto e hanno ancora tanto da dire e da fare. Tutte queste cose, però, si esauriscono in enormi masturbazioni collettive se non si partecipa attivamente e in maniera critica alle tante istanze che tuttora partono dal basso, rifiutando partiti e comandanti di ogni tipo.

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Ritornando alla città di Carrara, pochi luoghi come questo sono fonte di ispirazione. Si parte a mani vuote e si torna con un carico di domande, spunti di riflessione e ragionamenti.
È impressionante vedere come un movimento che non arriva “all’un percento” unito ad un popolo già di per sé refrattario al potere sia stato capace di lasciare un segno indelebile nei monumenti, nelle targhe, nella toponomastica, nella gente e nella storia di un paese.
Segni che non sono lì per essere idolatrati o trattati come reliquie di un passato che non c’è più.

Segni che testimoniano semplicemente che tutto ciò che auspicano gli anarchici non è poi tanto impossibile, ma si deve lottare duramente per ottenerlo.

Consiglierei a chiunque si avvicini alle idee anarchiche di visitarla e di conoscerne la gente.

A Carrara la ribellione, l’insubordinazione e l’autogestione sono incise nel marmo come sono nelle braccia di chi quel marmo l’ha cavato dalla montagna, di chi l’ha tagliato, trasportato e scolpito.

L.T.

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