7 aprile 2016: infame provocazione in piazza Grande

Giovedì 7 aprile 2016
La Nostra Storia

Anche quest’anno, per il dodicesimo anno consecutivo, abbiamo ricordato l’Eccidio del 1920.
Abbiamo organizzato due iniziative: la prima sabato 2 assieme al Coro dei Violenti Piovaschi di Carpi, la seconda giovedì 7 assieme a Bonvicini e Benozzo.

Quest’anno è stato però diverso perché il Comune di Modena ha inaugurato nella mattinata del 7 la sua targa, una targa, secondo noi, inaugurata per “dimenticare” ed al pomeriggio si è verificata un’assurda provocazione nei nostri confronti (segue comunicato).
Nonostante questi 2 episodi abbiamo ribadito con forza le ragioni della nascita del nostro antifascismo antiautoritario ed il legame che ci unisce all’Eccidio e a quegli anni.

La valutazione delle due giornate di ricordo è estremamente positiva, diversa invece la nostra opinione sulla targa comunale che tace su chi ha ucciso i nostri compagni e compagne e tace sul reale motivo dello sciopero del 7 aprile 1920 e su quel periodo storico.

Ci si vede il 7 aprile 2017.

7 aprile 2016: infame provocazione in piazza Grande

(ovvero il disordine delle forze dell’ordine e l’armonia dell’anarchia)

Siamo indignati e preoccupati per la gestione provocatoria della piazza in occasione della commemorazione dell’Eccidio di piazza Grande.
Veniamo ai fatti: per il dodicesimo anno consecutivo l’USI Modena e la Libera Officina il sette aprile erano in piazza Grande a commemorare l’eccidio lì avvenuto nel 1920.
Come ogni anno avevamo in programma un banchetto informativo, la deposizione di una corona sulla lapide in marmo (da noi autofinanziata) che il comune ci ha sempre negato di affiggere, un comizio e il consueto brindisi cantando accompagnati da musicisti.
Arrivati in piazza intorno alle 17.30, la situazione sembrava relativamente tranquilla, nonostante il numero di forze dell’ordine maggiore rispetto agli anni passati. Abbiamo posizionato la lapide sul suo piedistallo, sistemato striscione e bandiere e organizzato il banchetto col materiale informativo.
Come ogni anno abbiamo ammainato il tricolore davanti al comune per issare al suo posto la bandiera rossonera (anarchica e anarcosindacalista).
Come ogni anno alla fine della commemorazione l’avremmo, seppur di malavoglia, ripristinato.
Alla conclusione del comizio, vigili e digos irrompono nel nostro assembramento intimandoci di rimettere a posto il tricolore. Oltre al nostro deciso NO abbiamo ricordato loro che avrebbero potuto denunciarci, ma non obbligarci a rimetterlo.
A questo punto un vigile si è ingegnato per rimettere la loro bandiera costringendoci a ritardare e creando inutile tensione, con la presenza di numerosi agenti all’interno e intorno al nostro assembramento.
Dopo vari tentativi falliti da parte del vigile che, evidentemente, lavori manuali non è molto abituato a farne (o come recita un canto anarchico, era un vigile senza “man dai calli”), il tricolore è stato riposizionato e abbiamo potuto proseguire con canti e musica nonostante il continuo via vai degli agenti.
Il resto dell’iniziativa si è svolta come da noi comunicato e autorizzato dalla questura.
In piazza c’erano l’USI Modena e la Libera Officina, realtà che da anni operano in città sempre in modo comunicativo e mettendoci la faccia, pronti ad assumerci le responsabilità delle nostre azioni!
Questo atteggiamento della forza pubblica ci è sembrato un maldestro tentativo di esasperare una situazione tranquilla, per poi gestire in futuro come problema di ordine pubblico la nostra propaganda libertaria e anarcosindacalista!
Fortunatamente la nostra maturità politica ci ha permesso di non cadere nella provocazione e di mantenere la situazione tranquilla e comunicativa verso i tanti passanti che si sono fermati chiedendo di prendere il materiale informativo.
Ricordando che la scintilla da cui è scaturito l’Eccidio del 1920 fu proprio il rifiuto di obbedire all’ordine dei carabinieri di deporre la bandiera con la scritta “giù le armi” (sventolata da una manifestante di diciotto anni) ci chiediamo: la storia non ha memoria?
O si tratta di ignoranza e di automatismo di una questura che si è comportata col tricolore come un cane fa con i legni che gli lanci?
O forse una provocazione del comune che dovrebbe essersi informato sugli accadimenti del 1920, visto che la mattina stessa ha inaugurato la propria lapide in ricordo dell’Eccidio?
Fatto sta che l’intervento incosciente e fuori luogo degli agenti non ha provocato disordini solo grazie al nostro buon senso!
Questo ennesimo tentativo di togliere furbescamente agibilità politica a chi porta valori e idee che infastidiscono il potere dominante è andato male a questura e comune.
Il comune ha dimostrato ignoranza riproponendo la situazione che nel 1920 ha portato ad una strage e furfanteria provocando “casualmente” proprio il giorno stesso della deposizione della propria lapide (tra l’altro imprecisa, altrettanto furfante e fatta pagare ai cittadini) con cui intende forse far dimenticare la verità storica di quell’evento.
Oltre all’incompetenza criminale della questura che, come al solito, porta ordine e sicurezza solo nel proprio nome.

Non saranno provocazioni e incapacità di comune e questura a toglierci l’agibilità politica conquistata in anni di lotte radicali coerenti e non violente!
Se non ci volete in piazza almeno metteteci la faccia e negatecela! Ci avrete Liberi e Libere in ogni dove!

Libera Officina – U.S.I. Modena

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