7 Aprile 1920

Perché ricordare

7aprile2005
Il volantino del primo presidio in ricordo dell’eccidio di Piazza Grande

Il 7 aprile 1920 a Modena i regi carabinieri spararono sui lavoratori in sciopero, riuniti in Piazza Grande per un comizio indetto dalle due Camere del Lavoro presenti in città, quella Socialista e quella Anarchica. Cinque i morti. Il fascismo stava prendendo forma e quella violenza ne era una manifestazione evidente. Una dittattura, una guerra mondiale e 70 anni di “democrazia” del PCI-PDS-DS-PD hanno cancellato completamente le tracce di lotte, gruppi politici e movimenti di quegl’anni. La storia è stata riscritta e qualcosa è stato “dimenticato”.
Ricordare questi fatti, che appartengono alla memoria storica della città, significa recuperare un’identità che hanno cercato di nasconderci. Migliaia di persone hanno lottato per creare una società diversa e sono stati cancellati, desaparecidos della memoria. Il “sistema perfetto” creato dal PCI in cinquant’anni si fonda sulla paura e sulla menzogna. Non vogliamo solo ricordare un brutale eccidio, quello che vorremmo è iniziare un percorso di riappropriazione della nostra memoria storica e degli ideali che ci appartengono e che fanno parte della nostra città.

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La prima lapide, del 2006

Modena era in gran parte anarchica e rivoluzionaria. I fascismi, nero e rosso, hanno soffocato e interrotto il
cambiamento in senso libertario e hanno creato una società quadrata e infelice, abituata ad accettare quello che gli viene dettato dall’alto.
Nel 1920 uccidevano chi si opponeva al regime, ora bastano menzogna e arroganza.

Dal 2005 ricordiamo in Piazza Grande, ogni 7 aprile, l’eccidio del 1920, e continueremo a farlo. Solo nel 2013 il Comune di Modena ha ammesso la veridicità storica dell’eccidio (fino a quel momento messa in dubbio), ma nonostante questo la nostra richiesta di deporre stabilmente la lapide in ricordo dell’eccidio, che già possediamo e abbiamo fatto fare a nostre spese, non ha mai avuto risposta.

Dopo anni di silenzio, il Comune decide nel 2016 di apporre una propria lapide, “in memoria dei caduti per il lavoro e i diritti dei lavoratori”, stravolgendo il senso di quella giornata e la realtà storica. Infatti la lapide scoperta dal sindaco Muzzarelli il 7 aprile 2016 omette che a sparare e uccidere furono i carabinieri, e dietro la generica espressione “per il lavoro e i diritti dei lavoratori” nasconde i veri motivi di quello sciopero.

La storia: l’eccidio di Piazza Grande

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7 Aprile 2012

Il 5 aprile del 1920 a San Matteo di Decima di Persiceto, nel bolognese, nel corso di un comizio promosso dalla Camera del lavoro anarchica per discutere la proposta di un nuovo patto colonico, i carabinieri presenti, dopo aver tentato di interrompere la manifestazione, aprono il fuoco uccidendo l’oratore Sigismondo Campagnoli e altri sette lavoratori.
Le proteste per l’eccidio di Decima sono diffuse.
A Modena le Camere del Lavoro proclamano uno sciopero generale per il 7 aprile; la mattina alle 11 si svolge una manifestazione in largo Garibaldi.
Poi i lavoratori vengono riconvocati per un’ altro comizio nel pomeriggio, da tenersi nel piazzale davanti alla Camera del Lavoro unitaria.
La forte partecipazione di lavoratori (il Domani parla di 15.000 persone) convince i dirigenti camerali a spostare la manifestazione in Piazza Grande.
Mentre i lavoratori attendono che inizi la manifestazione, i dirigenti camerali si recano in Municipio per chiedere l’autorizzazione a parlare dal balcone.

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La nuova lapide, del 2015

Nel frattempo i carabinieri presenti nella piazza cercano di sequestrare la bandiera della Lega Proletaria, che reca la scritta Giù le armi, poi, improvvisamente e senza alcuna ragione, aprono il fuoco sui manifestanti.
Rimangono uccisi:

  • Linda Levoni, 18 anni
  • Antonio Amici, 33 anni
  • Evaristo Rastelli, 35 anni
  • Stella Zanetti, 37 anni
  • Ferdinando Gatti, 49 anni

Altri 15 lavoratori sono feriti in modo grave e devono essere ricoverati in ospedale.
A seguito dell’ eccidio le Camere del Lavoro proseguono nello sciopero generale, che si conclude dopo quattro giorni, in occasione del funerale delle vittime.

Il furto delle mitragliatrici

7apr2008
7 Aprile 2008

Una delle conseguenze maggiori dell’eccidio di Piazza Grande è la decisione degli anarchici modenesi, di concerto con la Federazione Giovanile Socialista, di armarsi per difendere le manifestazioni operaie.
Per tale ragione organizzano, nella notte tra il 15 e il 16 maggio, il furto di alcune mitragliatrici da una caserma di Modena.
Le indagini consentono l’individuazione dei responsabili, e vengono arrestati 28 dirigenti della Camera del Lavoro sindacalista, della Federazione Comunista Anarchica e della Federazione Giovanile Socialista, parte dei quali sono poi condannati a pene detentive tra i due e i quattro anni.
Forniamo l’elenco degli arrestati che facevano parte della CdLS e le loro generalità (Gazzetta dell’Emilia 30/31 maggio 1920):

  • Masserotti Vittorio, 39 anni, muratore, uno dei più autorevoli e noti propagandisti della CdLS
  • Nencini Carlo, 39 anni, propagandista, abitante in via S.Agata 14,
  • Chiossi Vincenzo, 27 anni, meccanico e Segretario della CdLS
  • Vincenzi Zelindo, 27 anni, barbiere
  • Torricelli Ettore, 35 anni, muratore, abitante in via S.Agata 14
  • Bellelli Umberto, 19 anni, ferroviere
  • Bonacini Ugo, 27 anni, abitante in via S.Agata 6
  • Cremonini Bernardo, 21 anni, impiegato di S.Agata Bolognese
  • Monzani Otello, 28 anni, muratore, abitante in via S.Agata 8
  • Terreni Arturo, 18 anni, muratore
  • Ghinelli Agostino, 28 anni, fattorino
  • Siti Ettore, 26 anni, marmista
  • Baroni Bruno, 19 anni, falegname
  • Malpighi Arturo, 38 anni, contadino
  • Bergamini Giovanni, 21 anni, impiegato
  • Bosi Antonio, 40 anni, falegname
  • Malverti Gino, 32 anni, falegname
  • Malverti Luigi, 35 anni, bracciante
  • Marotti Ettore, 36 anni, meccanico
  • Righi Luigi, 38 anni, bracciante

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