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7 APRILE TUTTO L’ANNO

Il 7 aprile per noi è un giorno di festa, questo 7 aprile no.
E’ il giorno dove ricordiamo i nostri morti, uccisi dai regi carabinieri nel 1920, gli anni delle lotte operaie nelle quali il movimento anarchico era molto attivo.
Questo 7 aprile era il centenario.
Dopo 16 anni che continuativamente eravamo in piazza Grande, quest’anno no.
Avevamo stampato le magliette, fatto un grande striscione telato di 3 metri per 2 metri e pubblicato un libro che ricorda quegli anni con tutti gli eccidi del biennio rosso.
Abbiamo deciso di non andare in piazza per non far rischiare nessuno, vista la diffusione del virus che sta preoccupando l’intera società.
Abbiamo deciso che sarà il 7 aprile tutto l’anno sino al 7 aprile 2021 e appena potremo torneremo in piazza Grande a ricordare il centenario.
Purtroppo, continua la pagliacciata e la mancanza di rispetto del comune di Modena, il tentativo di recuperare una storia che non è la loro. Per anni abbiamo chiesto di montare la lapide che abbiamo fatto fare ai nostri compagni e compagne di Carrara. All’inizio, l’allora sindaco Pighi e il PD (allora DS) dubitavano della veridicità dell’eccidio, visto che ne parlavano solo gli anarchici, poi nel 2016 hanno deciso una loro lapide, senza consultarci, che stravolge la storia, loro ci sono abituati.
La lapide fatta mettere dal comune parla infatti di “caduti per il lavoro e i diritti dei lavoratori”, omettendo che a sparare e uccidere furono i carabinieri; inoltre stravolge i veri motivi di quello sciopero, indetto non per generici motivi legati al lavoro ma proprio per protestare contro le violenze e gli eccidi perpetuati sistematicamente da parte dello stato e dei suoi apparati repressivi. In particolare, lo sciopero del 7 aprile 1920 a Modena era stato indetto in reazione all’eccidio che avvenne il 5 aprile a Decima di San Giovanni in Persiceto, dove vennero uccise 8 persone durante un comizio. L’omissione di questi particolari non può essere considerata una semplice svista, quanto piuttosto un’operazione voluta di riscrittura della storia a beneficio della loro parte politica, per far rientrare l’eccidio del 1920 e quei morti nella loro storia. Questa operazione continua anche quest’anno con la produzione di un podcast a puntate dal titolo “Giù le armi”, che alla fine della prima puntata racconta di come quei lavoratori e lavoratrici non fossero assolutamente rivoluzionari, ma volessero solo migliori condizioni di vita e lavoro senza però mettere in discussione il sistema capitalista; un’interpretazione che si scontra con quella universalmente riconosciuta di quel periodo comprendente 1919 e 1920, non a caso definito Biennio Rosso. Non è nemmeno ben chiaro quali siano le fonti per affermare ciò, difatti la premessa di questa conclusione è: “al di là dei comizi, delle parole, degli articoli infiammati”, che è come dire: “al di là delle fonti che affermano il contrario”. A riprova degli intenti “riformisti” dei lavoratori e lavoratrici modenesi, nella notte tra il 15 e il 16 maggio 1920 anarchici e anarchiche della Camera del Lavoro Sindacalista (dell’USI) e socialisti della Federazione Giovanile Socialista rubano alcune mitragliatrici da una caserma di Modena – siamo in attesa di sapere come il PD vorrà ricondurre questa azione alla sua storia riformista e in difesa del sistema capitalista.
Noi, che non abbiamo mai abbandonato i principi che muovevano le lotte degli oppressi, delle oppresse, sfruttati e sfruttate dell’epoca, non abbiamo questi problemi. Continueremo a rivendicare tutte queste forme di lotta, oggi come allora, fino al raggiungimento di una società di liberi ed eguali.
7 aprile sempre!
Spazio Sociale Libera, Biblioteca Unidea, USI-CIT sezione di Modena.

Erdogan ha bombardato con la complicità di Italia e Nato

Gli atti criminali di guerra che Erdogan sta compiendo in questi momenti contro le forme di autogoverno e le popolazioni curdo/siriane hanno avuto non solo il via libera dal ritiro delle truppe statunitensi, ma anche l’appoggio e l’armamento di Nato ed Italia.
Ricordiamo che dal 1 gennaio 2018 la Nato ha accolto la richiesta della Turchia di incrementare il dispositivo della propria difesa aerea creando sul confine siriano “active fence”, un’operazione militare in cui l’Italia ha dispiegato un contingente di 130 militari ed una postazione antimissile.
Gli interessi italiani non sono solo di natura militare, l’esportazione di armi è una fonte di guadagno miliardaria per compagnie come Leonardo (ex Finmeccanica) di cui il principale azionista è proprio il ministero dell’Economia e Finanze. La Turchia è uno dei principali clienti (il terzo in ordine di spesa) di queste aziende, con una spesa di oltre 360 milioni di euro solo per il 2018.
L’interesse economico dell’industria bellica italiana è al di sopra di ogni legge o principio costituzionale, difatti le concessioni governative per la produzione di armi da guerra dovrebbero “essere conformi alla politica estera e di difesa dell’Italia” e basarsi sull’articolo 11 della costituzione che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”.
Non saremo certamente noi ad appellarci alla costituzione, ma riteniamo che il militarismo in ogni sua forma sia ancora un male da estirpare per creare una società in cui le persone possano vivere un’esistenza degna, senza il rischio di ricevere una “commessa esplosiva” sulla propria testa.
D’altro canto il premier Conte si è detto “preoccupato”, quindi possiamo dormire tutt* sonni tranquilli, no?! …il problema sarà solo svegliarsi.

Il cambio è nell’antimilitarismo

Quanti soldi e risorse vengono depredate all’interno della società per alimentare la guerra, il terrore e la paura? Parliamo di quasi mille euro all’anno a testa per alimentare un macchinario militare che serve solo ad interessi autoritari e capitalistici. Dietro ad ogni missione militare italiana all’estero si celano interessi privati, come in Libia dove l’Eni detiene il monopolio di gas e petrolio. O come in Niger dove l’esercito italiano supporta le truppe francesi per difendere le miniere di uranio che depredano per il proprio fabbisogno energetico nuclare. E i marò? Anche loro, in missione di scorta alle navi e petroliere di capitalisti privati. Paesi depredati delle proprie risorse in cambio di armamenti, essendo l’Italia uno dei più grossi esportatori di armi e bombe al mondo. Ne è esempio anche la città in cui viviamo: le cittadine e i cittadini di Modena sono stati privati del più grande palazzo storico per far posto ad un’accademia militare in cui si sperperano soldi pubblici per creare i nuovi ufficiali dell’esercito.
Ogni forma di governo si basa sul potere, e il militarismo è il modo per detenerlo con la forza e la repressione sociale; oggi vediamo come venga sempre più spettacolarizzato per renderlo più accettato dalle masse, uno spettacolo caro non solo in termini economici e sociali, ma anche ambientali. L’impatto di guerre, esercitazioni e movimenti di truppe provoca danni inutili ad un pianetà già messo alle corde dallo sfruttamento.
Come anarchiche ed anarchici riteniamo che l’antimilitarismo debba tornare un punto fondamentale delle lotte, mobilitandosi ogni qual volta si fletteranno i muscoli belligeranti degli eserciti.
La pace tra gli oppressi
La guerra agli oppressori
Viva l’anarchia

UN BENEFIT NEL BENEFIT: CAMPARI E VINO PER UMBERTINO

Nella serata antirepressione di venerdì 13 settembre, dalle 19:30 in poi misceleremo Campari con vino bianco e brinderemo alla salute di chi si ribella e non resta in silenzio.
Le offerte raccolte andranno ad Umberto, compagno di Carpi arrestato in maggio per aver contestato da un tetto il comizio di Salvini, poi rilasciato con una multa da 103 euro, ora diventati 230 in seguito al respingimento del ricorso. Un piccolo gesto di solidarietà concreta in una serata di socialità ribelle. Vi aspettiamo per il brindisi.

7 aprile 1920 Ricordo dell’Eccidio

In ricordo dell’Eccidio di Piazza Grande avvenuto il 7 aprile 1920, quest’anno organizziamo 3 giorni di iniziative:

-Venerdì 5 aprile dalle 21 presso la nostra Biblioteca Unidea, in via Ganaceto 96, proietteremo il film “Libera Amore Mio”, a seguite Dj Set.
-Sabato 6 aprile sempre a Unidea dalle 16 presenteremo con l’autore il libro “La cooperazione in Italia”, a seguire TIGELLATA e Dj Set.
-Domenica pomeriggio dalle 16 saremo in Piazza Grande con
Bonvicini e Benozzo, canti, lapide, fiori e brindisi, a seguire sempre ad Unidea TIGELLATA e dj Set.

Iniziative per il 15° ricordo dell’Eccidio del 1920

Iniziammo nel 2005 a ricordare e a ricostruire gli accadimenti che portarono all’Eccidio di Piazza Grande del 1920.
Quest’anno sarà il quindicesimo anno che continuativamente teniamo vivo il legame con quella storia quando l’USI a Modena aveva migliaia di attivisti.
Per noi il 7 aprile 1920, ed il furto delle mitragliatrici che ne seguì rappresentarono l’inizio dell’antifascismo antiautoritario in questa provincia, che continuò con gli Arditi del Popolo.
Anche le condizioni del lavoro in quegli anni erano segnate dalla precarietà e dalla povertà, fenomeno a cui stiamo assistendo anche oggi.
I compagni e le compagne di allora trovarono nella solidarietà e nel mutuo appoggio una forte risposta a quelle condizioni e solo il regime fascista finanziato dagli industriali e dagli agrari riuscì a piegarli.
Quella del 7 aprile 1920 è la nostra storia e non lasceremo ad altri il compito di ricordarla snaturandola dal valore rivoluzionario e sociale che esprimeva.
Anche quest’anno quindi invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici, i disoccupati, i precari, i ribelli, gli ultimi, a partecipare a tutte le iniziative che stiamo organizzando.
Il 7 aprile 1920, in Piazza Grande, i carabinieri spararono sulla folla, 2 giorni prima l’avevano fatto nella bassa bolognese, durante un pacifico comizio della camera sindacale USI.
L’abbiamo imparato nel ’68, con la strategia della tensione e l’uccisione di Giuseppi Pinelli, nel ’77 con Cossiga ministro dell’interno, che quando gli sfruttati si organizzano e percorrono il cammino dell’emancipazione dallo Stato e dal Capitale il Potere spara sulla folla o provoca stragi.
Ricordare il 7 aprile non è solo ricordare i morti, i feriti, la paura, non è solo parlare del primo antifascismo ma è anche rivendicare un percorso di lotte che i nostri compagni e compagne stavano percorrendo.
Il 7 aprile è anche la rivendicazione del nostro antimilitarismo.
Inoltre continueremo a rivendicare la restituzione della nostra sede storica distrutta dai fascisti nel 1923.
Il Primo Maggio l’USI dichiarerà come l’anno scorso lo Sciopero Generale e vi invita a partecipare a tutte le iniziative e lotte che organizzeremo.
Diamo fiori ai ribelli caduti.

Spazio Anarchico Libera - Libera Officina