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Il cambio è nell’antimilitarismo

Quanti soldi e risorse vengono depredate all’interno della società per alimentare la guerra, il terrore e la paura? Parliamo di quasi mille euro all’anno a testa per alimentare un macchinario militare che serve solo ad interessi autoritari e capitalistici. Dietro ad ogni missione militare italiana all’estero si celano interessi privati, come in Libia dove l’Eni detiene il monopolio di gas e petrolio. O come in Niger dove l’esercito italiano supporta le truppe francesi per difendere le miniere di uranio che depredano per il proprio fabbisogno energetico nuclare. E i marò? Anche loro, in missione di scorta alle navi e petroliere di capitalisti privati. Paesi depredati delle proprie risorse in cambio di armamenti, essendo l’Italia uno dei più grossi esportatori di armi e bombe al mondo. Ne è esempio anche la città in cui viviamo: le cittadine e i cittadini di Modena sono stati privati del più grande palazzo storico per far posto ad un’accademia militare in cui si sperperano soldi pubblici per creare i nuovi ufficiali dell’esercito.
Ogni forma di governo si basa sul potere, e il militarismo è il modo per detenerlo con la forza e la repressione sociale; oggi vediamo come venga sempre più spettacolarizzato per renderlo più accettato dalle masse, uno spettacolo caro non solo in termini economici e sociali, ma anche ambientali. L’impatto di guerre, esercitazioni e movimenti di truppe provoca danni inutili ad un pianetà già messo alle corde dallo sfruttamento.
Come anarchiche ed anarchici riteniamo che l’antimilitarismo debba tornare un punto fondamentale delle lotte, mobilitandosi ogni qual volta si fletteranno i muscoli belligeranti degli eserciti.
La pace tra gli oppressi
La guerra agli oppressori
Viva l’anarchia

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