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LIBERA TUTTI

Il 12 maggio scorso si è concluso il processo che mi vedeva coinvolto come imputato per resistenza a pubblico ufficiale durante lo sgombero dello Spazio Sociale LIBERA l’8 agosto di ormai 8 anni fa.

Sin dal luglio 2009, quando ricevetti la letterina verde del tribunale, ad ogni udienza, anno dopo anno si realizzava sempre più concreta la possibilità di perdere definitivamente il lavoro e un pezzo della mia libertà.

È superfluo dire che in tutto questo tempo ho vissuto in un logorante limbo fatto di paure, di lunghi e intimidatori controlli “casuali” da parte di celere sbirraglia e di visti sul passaporto negati, ma non voglio star qui a raccontare episodi che mi sono capitati, o le emozioni che ho attraversato mentre questa condanna si materializzava, anche perché sono ben altre le situazioni che possono distruggere la quotidianità e i sogni di una persona.

Quel che mi preme condividere è il fatto di essere riuscito a contrastare questa lunga, arrogante e subdola violenza a bassa intensità sopratutto grazie alla Solidarietà dimostrata da tutte le persone che si sono riconosciute nel percorso del Libera.

Solidarietà, ci tengo a precisare, non solo a parole, ma coi fatti: con la convinta, immediata e testarda vicinanza di tutti quei compagni e quelle compagne con cui negli anni ho condiviso molto, con tutte le persone che sono passate ai presidii di fronte al tribunale ogni maledetto giovedì, quando ormai sembrava, anche a me, una battaglia persa.

Sono fermamente convinto che senza l’incessante appoggio di tutti, senza le continue presenze sotto il tribunale, senza i cortei per le strade di Modena non avremmo raggiunto queste assoluzioni, ma se lasciati soli, col passare del tempo, l’indifferenza avrebbe portato non solo alle nostre condanne ma a dimenticare l’immaginario che avevamo iniziato a realizzare a Marzaglia.

Con la fine di questo processo, penso, non si cancellano le ferite che ognuno di noi si porta dentro per la distruzione del bosco e per la realizzazione di quell’autodromo, che si sta dimostrando essere il frutto di interessi mafiosi di professionisti della politica e del cemento, ma si chiude una fase in cui un problema contingente rubava tempo, risorse ed energie allo sviluppo di idee negli innumerevoli e articolati progetti costruiti dallo sgombero in poi.

La continuità nelle lotte sociali portata avanti in questi anni attraverso le relazioni intrecciate rende evidente e innegabile il radicamento nel territorio modenese del movimento anarchico che ora può guardare a nuove sfide con maggiore forza e consapevolezza, anche grazie a questa rivalsa.

Ci tengo a sottolineare ancora che considero questa vittoria straordinaria solo in parte per la sua sostanza giudiziaria, ma soprattutto di metodo, per aver dimostrato come si pratica la solidarietà e come si può perseverare nella conflittualità contro i governanti senza vezzi di avanguardismo, continuando a interagire con la gente.

Concludendo vorrei ricordare che Libera non era fatta solo di quattro (seppur fantastiche) mura, ma era ed è un allegro cammino che trova nell’autogestione, nell’ecologia sociale e nel libero pensiero la propria identità, e a questo vorrei brindare un giorno con tutti voi festeggiando in Viale dei Ribelli.

grazie di cuore a tutt*

un fraterno abbraccio

ste

COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ DOPO GLI SGOMBERI DELL’11 MAGGIO

Lo Spazio Sociale Libera e l’Unione Sindacale Italiana Sezione di Modena esprimono la propria solidarietà agli sgomberati ed alle sgomberate delle occupazioni abitative di via S.Eufemia, via Bonacorsa e dell’ex Deposito 51 di via Carteria.
Chi oggi ha sgomberato violentemente, trincerandosi dietro l’affermazione della legalità, non ha fatto che riconfermare le logiche del capitale e dello sfruttamento, che nega i diritti a chi ritiene sudditi.
Abitare, mangiare e condividere momenti di socialità è necessario, gli sgomberi di oggi confermano che la legalità non è altro che l’arma dei padroni per reprimere e mantenerci schiavi.
Occupare militarmente gli uffici comunali e manganellare chi si avvicinava non fa che confermare la deriva autoritaria che, a livello istituzionale, anche in questa città si sta affermando sempre più.
Esprimiamo la nostra vicinanza agli/lle occupanti e solidali feriti/e durante gli scontri, continueremo ad appoggiare e promuovere tutte le iniziative dal basso, portando la nostra solidarietà attiva alle mobilitazioni future.

Occupare è giusto, autogestire è necessario!

Spazio Sociale Libera
U.S.I. Modena

7 aprile 2016: infame provocazione in piazza Grande

Giovedì 7 aprile 2016
La Nostra Storia

Anche quest’anno, per il dodicesimo anno consecutivo, abbiamo ricordato l’Eccidio del 1920.
Abbiamo organizzato due iniziative: la prima sabato 2 assieme al Coro dei Violenti Piovaschi di Carpi, la seconda giovedì 7 assieme a Bonvicini e Benozzo.

Quest’anno è stato però diverso perché il Comune di Modena ha inaugurato nella mattinata del 7 la sua targa, una targa, secondo noi, inaugurata per “dimenticare” ed al pomeriggio si è verificata un’assurda provocazione nei nostri confronti (segue comunicato).
Nonostante questi 2 episodi abbiamo ribadito con forza le ragioni della nascita del nostro antifascismo antiautoritario ed il legame che ci unisce all’Eccidio e a quegli anni.

La valutazione delle due giornate di ricordo è estremamente positiva, diversa invece la nostra opinione sulla targa comunale che tace su chi ha ucciso i nostri compagni e compagne e tace sul reale motivo dello sciopero del 7 aprile 1920 e su quel periodo storico.

Ci si vede il 7 aprile 2017.

7 aprile 2016: infame provocazione in piazza Grande

(ovvero il disordine delle forze dell’ordine e l’armonia dell’anarchia)

Siamo indignati e preoccupati per la gestione provocatoria della piazza in occasione della commemorazione dell’Eccidio di piazza Grande.
Veniamo ai fatti: per il dodicesimo anno consecutivo l’USI Modena e la Libera Officina il sette aprile erano in piazza Grande a commemorare l’eccidio lì avvenuto nel 1920.
Come ogni anno avevamo in programma un banchetto informativo, la deposizione di una corona sulla lapide in marmo (da noi autofinanziata) che il comune ci ha sempre negato di affiggere, un comizio e il consueto brindisi cantando accompagnati da musicisti.
Arrivati in piazza intorno alle 17.30, la situazione sembrava relativamente tranquilla, nonostante il numero di forze dell’ordine maggiore rispetto agli anni passati. Abbiamo posizionato la lapide sul suo piedistallo, sistemato striscione e bandiere e organizzato il banchetto col materiale informativo.
Come ogni anno abbiamo ammainato il tricolore davanti al comune per issare al suo posto la bandiera rossonera (anarchica e anarcosindacalista).
Come ogni anno alla fine della commemorazione l’avremmo, seppur di malavoglia, ripristinato.
Alla conclusione del comizio, vigili e digos irrompono nel nostro assembramento intimandoci di rimettere a posto il tricolore. Oltre al nostro deciso NO abbiamo ricordato loro che avrebbero potuto denunciarci, ma non obbligarci a rimetterlo.
A questo punto un vigile si è ingegnato per rimettere la loro bandiera costringendoci a ritardare e creando inutile tensione, con la presenza di numerosi agenti all’interno e intorno al nostro assembramento.
Dopo vari tentativi falliti da parte del vigile che, evidentemente, lavori manuali non è molto abituato a farne (o come recita un canto anarchico, era un vigile senza “man dai calli”), il tricolore è stato riposizionato e abbiamo potuto proseguire con canti e musica nonostante il continuo via vai degli agenti.
Il resto dell’iniziativa si è svolta come da noi comunicato e autorizzato dalla questura.
In piazza c’erano l’USI Modena e la Libera Officina, realtà che da anni operano in città sempre in modo comunicativo e mettendoci la faccia, pronti ad assumerci le responsabilità delle nostre azioni!
Questo atteggiamento della forza pubblica ci è sembrato un maldestro tentativo di esasperare una situazione tranquilla, per poi gestire in futuro come problema di ordine pubblico la nostra propaganda libertaria e anarcosindacalista!
Fortunatamente la nostra maturità politica ci ha permesso di non cadere nella provocazione e di mantenere la situazione tranquilla e comunicativa verso i tanti passanti che si sono fermati chiedendo di prendere il materiale informativo.
Ricordando che la scintilla da cui è scaturito l’Eccidio del 1920 fu proprio il rifiuto di obbedire all’ordine dei carabinieri di deporre la bandiera con la scritta “giù le armi” (sventolata da una manifestante di diciotto anni) ci chiediamo: la storia non ha memoria?
O si tratta di ignoranza e di automatismo di una questura che si è comportata col tricolore come un cane fa con i legni che gli lanci?
O forse una provocazione del comune che dovrebbe essersi informato sugli accadimenti del 1920, visto che la mattina stessa ha inaugurato la propria lapide in ricordo dell’Eccidio?
Fatto sta che l’intervento incosciente e fuori luogo degli agenti non ha provocato disordini solo grazie al nostro buon senso!
Questo ennesimo tentativo di togliere furbescamente agibilità politica a chi porta valori e idee che infastidiscono il potere dominante è andato male a questura e comune.
Il comune ha dimostrato ignoranza riproponendo la situazione che nel 1920 ha portato ad una strage e furfanteria provocando “casualmente” proprio il giorno stesso della deposizione della propria lapide (tra l’altro imprecisa, altrettanto furfante e fatta pagare ai cittadini) con cui intende forse far dimenticare la verità storica di quell’evento.
Oltre all’incompetenza criminale della questura che, come al solito, porta ordine e sicurezza solo nel proprio nome.

Non saranno provocazioni e incapacità di comune e questura a toglierci l’agibilità politica conquistata in anni di lotte radicali coerenti e non violente!
Se non ci volete in piazza almeno metteteci la faccia e negatecela! Ci avrete Liberi e Libere in ogni dove!

Libera Officina – U.S.I. Modena

Sabato 2 Aprile e Giovedì 7 Aprile, Piazza Grande

-Sabato 2 Aprile dalle 16 alle 19 saremo in Piazza Grande con una mostra sul 7 aprile 1920, col banchetto di libri e con il Coro dei Violenti Piovaschi di Carpi.

-Giovedì 7 Aprile dalle ore 18 alle 20 porteremo la nostra lapide sul 7 aprile, una corona di fiori, canteremo, brinderemo e ci sarà lo spettacolo di Bonvicini e Benozzo.

Oltre a ricordare l’eccidio del 1920 saremo in piazza per difendere il diritto di sciopero, contro la guerra, per la restituzione della nostra sede storica, per le 30 ore settimanali a parità di salario, contro il jobs act, contro lo smantellamento della sanità pubblica e per affermare l’antifascismo antiautoritario.

7 Aprile 1920, la nostra storia
La nascita del nostro Antifascismo Antiautoritario

Iniziammo nel 2005 a ricordare e a ricostruire gli accadimenti che portarono all’Eccidio di Piazza Grande del 1920.Quest’anno sarà il dodicesimo anno che continuativamente teniamo vivo il legame con quella storia, quando l’USI a Modena aveva migliaia di attivisti. Per noi il 7 aprile 1920 ed il furto delle mitragliatrici che ne seguì rappresentarono l’inizio dell’antifascismo antiautoritario in questa provincia, che continuò con gli Arditi del Popolo.

Anche le condizioni del lavoro di quegli anni erano segnate dalla precarietà e dalla povertà, fenomeno a cui stiamo assistendo anche oggi.

I compagni e le compagne di allora trovarono nella solidarietà e nel mutuo appoggio una forte risposta a quelle condizioni e solo il regime fascista finanziato dagli industriali e dagli agrari riuscì a piegarli. Quella del 7 aprile 1920 è la nostra storia e non lasceremo ad altri il compito di ricordarla snaturandola dal valore rivoluzionario e sociale che esprimeva. Anche quest’anno quindi invitiamo tutti i lavoratori e le lavoratrici, i disoccupati, i precari, i ribelli, gli ultimi, ad aggregarsi e a partecipare a tutte le iniziative che stiamo organizzando.

Spazio Sociale Libera – USI Modena

SIAMO TUTTI/E ANTIFASCISTI/E! – Sulla giornata di Sabato 16

L’avevamo detto: nonostante il divieto della questura, ci saremmo comunque trovati in Piazza Matteotti, e da lì ci saremmo mossi liberamente per Modena, e così è stato. La nostra presenza sarebbe stata visibile, l’avevamo promesso, e lo è stata sicuramente per i fascisti di Forza Nuova, nascosti dietro i cordoni delle “forze dell’ordine”, rinchiusi in piazza Redecocca e costretti ad uscire dal lato opposto, scortati fino alle auto dalla polizia, “accompagnati” dai nostri cori fino alla fine.

a-antifa
Eravamo infatti presenti nel presidio spontaneo che si è formato in Corso Canalchiaro, davanti all’accesso blindato di piazza Redecocca, e rivendichiamo questa nostra presenza, convinti di essere stati nel luogo giusto, in quanto antifascisti/e e antiautoritari/e, il giorno in cui una piazza viene concessa per un comizio fascista dopo che a Modena non succedeva da anni.

Dove la polizia ha pericolosamente sparato lacrimogeni ad altezza uomo, nonostante i successivi complimenti del sindaco Muzzarelli per “l’ottima gestione” della situazione; dove i fascisti di Forza Nuova, armati di bastoni, hanno provato ad attaccare gli antifascisti mentre le “forze dell’ordine” restavano schierate contro di noi; dove i presenti hanno fatto capire a Forza Nuova che questa città non li vuole.

Ogni volta che i fascisti proveranno a ottenere legittimità noi saremo lì a ricordargli che Modena è e resterà antifascista!
Spazio Anarchico Libera - Libera Officina